Tappe della parità di genere nella legislazione italiana
Il percorso normativo italiano non è stato lineare. Alcuni cambiamenti sono arrivati con decenni di ritardo rispetto ai principi costituzionali, altri sono nati dalla pressione dei movimenti delle donne e dal confronto con il diritto europeo.
Principi sanciti dalla Costituzione
Entrata in vigore nel 1948, la Costituzione stabilisce all'articolo 3 che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso. L'articolo 37 riconosce alla donna lavoratrice gli stessi diritti dell'uomo e, a parità di lavoro, la stessa retribuzione. L'articolo 51 garantisce l'accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di uguaglianza; dal 2003 prevede anche che la Repubblica promuova le pari opportunità con appositi provvedimenti.
Questi principi seguivano di poco un passaggio storico: nel 1946 le donne avevano votato per la prima volta a livello nazionale, partecipando al referendum istituzionale e all'elezione dell'Assemblea Costituente.
Riforme del diritto di famiglia degli anni Settanta
Per molto tempo il codice civile ha mantenuto un modello familiare fondato sull'autorità del marito. Una prima rottura è arrivata con la legge sul divorzio del 1970, confermata dal referendum del 1974. La riforma del 1975 ha poi sancito la parità tra i coniugi e affidato la potestà sui figli a entrambi i genitori.
Alcune norme discriminatorie sono sopravvissute più a lungo. Solo nel 1981 il legislatore ha abrogato il delitto d'onore, che riduceva la pena per chi uccideva la moglie, la figlia o la sorella in nome dell'«onore» familiare, e il matrimonio riparatore, che estingueva il reato sessuale se l'autore sposava la vittima.
Norme recenti su lavoro e pari opportunità
Nel 2006 il Codice delle pari opportunità ha riunito in un unico testo le disposizioni contro le discriminazioni di genere. La legge Golfo-Mosca del 2011 ha introdotto quote di genere negli organi di amministrazione e controllo delle società quotate, mentre la legge n. 162 del 2021 ha rafforzato gli strumenti contro il divario retributivo e istituito la certificazione della parità di genere per le imprese.
Sul fronte della violenza, l'Italia ha ratificato la Convenzione di Istanbul nel 2013 e ha approvato nel 2019 la legge n. 69, nota come «Codice Rosso».
Divario di genere nel lavoro e nella vita quotidiana
Le leggi hanno cancellato molte discriminazioni esplicite, ma gli squilibri persistono in forme meno visibili, soprattutto nell'organizzazione del lavoro e nella distribuzione delle responsabilità familiari.
- Partecipazione al lavoro. Il tasso di occupazione femminile resta tra i più bassi dell'Unione europea, con differenze marcate tra Nord e Sud.
- Maternità e carriera. Dopo la nascita di un figlio molte donne riducono l'orario o lasciano l'impiego, mentre per i padri questo effetto è molto più limitato.
- Retribuzioni. Il divario salariale si amplia se si considerano i contratti a tempo parziale, le carriere interrotte e la minore presenza femminile nei ruoli dirigenziali.
- Lavoro di cura. La gestione della casa e l'assistenza a figli e familiari anziani ricadono ancora in larga parte sulle donne.
- Posizioni decisionali. Le donne sono meno rappresentate ai vertici di aziende, università e istituzioni, benché le quote abbiano aumentato la loro presenza nei consigli di amministrazione.
Ruolo della cultura nel percorso verso l'uguaglianza
Una ricerca pubblicata dall'Istat nel 2019 in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità ha evidenziato quanto siano radicati gli stereotipi sui ruoli di genere, compresi quelli che tendono a tollerare la violenza. Queste convinzioni condizionano la scelta degli studi, la divisione dei compiti domestici e il giudizio sulle capacità professionali.
Il cambiamento culturale ha ampliato anche la libertà delle donne di scegliere come organizzare il proprio tempo libero, senza che le attività ricreative siano necessariamente legate a ruoli o aspettative tradizionali. Tra le diverse possibilità offerte dalla società contemporanea rientrano anche forme di intrattenimento digitale, come i casino online senza documenti, che fanno parte di un panorama di svago sempre più diversificato. La possibilità di decidere autonomamente come trascorrere il tempo libero si inserisce così in un processo più ampio di autodeterminazione e di superamento degli stereotipi legati ai ruoli di genere.
Gli stereotipi pesano anche sulle istituzioni. Una donna che denuncia una violenza e non viene creduta, oppure viene considerata corresponsabile per il proprio comportamento o abbigliamento, subisce una vittimizzazione secondaria: un danno ulteriore causato dal modo in cui viene trattata. Per questo la formazione di forze dell'ordine, avvocati, magistrati e giornalisti rappresenta una parte essenziale delle politiche di parità.
Il linguaggio dei media svolge un ruolo altrettanto rilevante. Un racconto che rinuncia al sensazionalismo e non attribuisce colpe alla vittima contribuisce a modificare la percezione pubblica della violenza e dei rapporti tra i sessi.
In poco più di settant'anni l'Italia ha costruito un quadro normativo che riconosce la parità tra donne e uomini in quasi ogni ambito della vita civile. Le distanze da colmare riguardano soprattutto il lavoro, la condivisione della cura e gli stereotipi che attraversano società e istituzioni. Perché l'uguaglianza diventi effettiva, è necessario che il cambiamento culturale proceda di pari passo con quello legislativo.